Carissimi amici,
ci avviciniamo alla Pasqua portando nel cuore tante domande, tante preoccupazioni, ma anche tanti segni di bene che abbiamo incontrato nel nostro cammino, anche come comunità e come Associazione.

Viviamo un tempo complesso. Anche noi, nelle nostre famiglie e nelle nostre parrocchie, sentiamo il peso di ciò che accade nel mondo. Le guerre continuano a ferire popoli interi, milioni di persone sono costrette a lasciare la propria terra e, non di rado, assistiamo a scelte che mettono al centro il potere più che la persona, l’interesse di pochi più che il bene di tutti.
Sembra quasi che la voce dei più deboli faccia sempre più fatica a farsi ascoltare, mentre prevalgono logiche che dividono, contrappongono e alimentano paura. Eppure, proprio in questo scenario, siamo chiamati a non perdere lo sguardo evangelico: a non lasciarci trascinare dalla rassegnazione, ma a custodire e testimoniare una speranza che nasce da Cristo.
Proprio dentro questo tempo, la Pasqua risuona con una forza nuova.
La Risurrezione di Cristo non è un ricordo del passato, ma una presenza viva che entra nella nostra storia, così com’è. È la risposta di Dio alle logiche del mondo: non la forza che schiaccia, ma l’amore che si dona; non il dominio, ma il servizio; non la paura, ma la fiducia.
Cristo risorto non cancella il male con un gesto spettacolare, ma lo attraversa e lo trasforma. È questo il cuore della nostra fede: la certezza che la vita è più forte della morte, che la luce non si spegne, che il bene, anche quando sembra piccolo e fragile, ha una forza che il mondo non può comprendere fino in fondo.
E allora la domanda diventa personale: che posto ha questa speranza nella nostra vita quotidiana?
Le pagine di questo numero ce lo ricordano con forza. Le testimonianze dei missionari, le esperienze condivise, i gesti di solidarietà che nascono dalle nostre comunità ci mostrano che il Vangelo continua a essere vissuto, ogni giorno, in tante parti del mondo.
La missione non è qualcosa di lontano: è ciò che viviamo ogni volta che non restiamo indifferenti.
Forse non ci è chiesto di fare cose straordinarie, ma di vivere con fedeltà le piccole scelte di ogni giorno. È lì che si gioca la nostra testimonianza: nella pazienza, nell’ascolto, nella disponibilità, nella capacità di ricominciare. È nella quotidianità che la Pasqua diventa vita concreta e che il Vangelo continua a farsi strada, spesso in silenzio, ma con una forza che trasforma.
È missione quando scegliamo di non chiudere il cuore; quando ci fermiamo davanti a chi ha bisogno o quando, anche nelle difficoltà, continuiamo a credere che il bene è possibile.
In un mondo che spesso divide, la missione unisce.
In un mondo che esclude, la missione accoglie.
In un mondo che corre, la missione si ferma e ascolta.
E proprio qui si inserisce anche il dono dello Spirito Santo, che la Chiesa si prepara ad accogliere nel tempo che seguirà la Pasqua. È lo Spirito che rende possibile ciò che umanamente sembra impossibile: aprire strade nuove, costruire ponti, suscitare coraggio, alimentare la speranza.

Senza lo Spirito, la fede rischia di diventare abitudine. Con lo Spirito, diventa vita, movimento, testimonianza.
Forse oggi più che mai abbiamo bisogno di lasciarci guidare dallo Spirito: per non cadere nello scoraggiamento, per non abituarci al male, per non diventare indifferenti. Abbiamo bisogno di uomini e donne che, con semplicità, continuino a vivere il Vangelo nella quotidianità.
E qui sta anche il valore grande della nostra Associazione. In questi 65 anni di cammino, abbiamo visto quanto bene può nascere da gesti semplici ma condivisi: una preghiera, un’offerta, una presenza, una relazione. Nulla di straordinario agli occhi del mondo, eppure tutto prezioso agli occhi di Dio.
È anche grazie a questo cammino condiviso che tante realtà lontane diventano per noi vicine, e che le sofferenze di popoli lontani non ci lasciano indifferenti, ma diventano parte della nostra preghiera e del nostro impegno concreto.
Sostenere le missioni, accompagnare i missionari, farsi prossimi a chi è nel bisogno non è solo un aiuto concreto: è una scelta di campo. È dire, con la vita, da che parte vogliamo stare.
Dalla parte della vita.
Dalla parte della dignità.
Dalla parte della speranza.
La Pasqua ci invita proprio a questo: a non rimanere spettatori, ma a diventare testimoni.
Testimoni discreti, magari, ma veri; che non fanno rumore, ma costruiscono; che non cercano visibilità, ma fedeltà.
Carissimi amici, il mondo non ha bisogno di cristiani perfetti, ma di cristiani credibili. Persone che, pur con i propri limiti, continuano a camminare, a fidarsi, a sperare.
Essere cristiani oggi significa essere segni concreti di una speranza che non delude.
Affidiamo questo cammino al Signore Risorto e alla protezione della Vergine Maria, perché ci accompagni, ci custodisca e ci aiuti a rimanere fedeli alla missione che ci è stata affidata.
Con gratitudine e fiducia, continuiamo insieme questo cammino.
Michele Faul, presidente
