Carissimi amici,
innanzitutto desidero ringraziarvi per tutto il sostegno che da sempre donate alle mie attività missionarie e vengo a voi per illustrarvi il nuovo incarico che mi è stato affidato dal mio Istituto, i Missionari della Consolata.
Qui al Wamba Hospital, dove mi trovo dagli inizi dello scorso mese di dicembre, ho trovato una situazione di grande degrado: il pozzo nero che arrivava fino alle camere, l’acqua insufficiente e salata; i servizi con docce e rubinetti incrostati e non più utilizzabili; nessuna strumentazione per eseguire i lavori, nemmeno una carriola. Nessuna attrezzatura medico-sanitaria funzionante, tanto per fare alcuni esempi.
Wamba: un ospedale dal passato glorioso.

La sua storia inizia nel 1969, quando monsignor Cavallera affidò al dottor Prandoni di Castellanza (VA) l’incarico di avviare un presidio medico per le popolazioni del nord del Kenya. L’ospedale crebbe e conobbe decenni di prosperità, diventando un importante punto di riferimento, dove arrivavano pazienti da molte regioni del Kenya. Poi, all’inizio degli anni Duemila, l’ospedale conobbe un progressivo declino che portò, tre anni fa, alla sua chiusura. Il Wamba Hospital è stato riaperto qualche mese fa, ma si tratta ancora di un ospedale fantasma, tutto da ristrutturare sia a livello di impiantistica sia dal punto di vista medico, sanitario e infermieristico. Ci siamo messi subito al lavoro. In questi due mesi abbiamo scavato un pozzo profondo 105 metri e, grazie a Dio, abbiamo trovato acqua dolce. Abbiamo rifatto 100 metri di fognatura, realizzato l’allacciamento idrico per tutto l’ospedale, riparato e rimesso in efficienza i servizi igienici, acquistato un ecografo, una macchina per i raggi X e un inverter, oltre ad aver eseguito molti altri lavori urgenti.
Restano tuttavia ancora molti interventi da realizzare. L’impianto per l’energia elettrica necessita di nuove batterie solari e di un nuovo generatore da 250 kW. Sono inoltre da acquistare diverse attrezzature sanitarie per le sale operatorie e per la produzione di ossigeno. Dobbiamo anche scavare un altro pozzo per dare l’acqua agli abitanti del villaggio, che ora vengono ad attingere al nostro appena realizzato. È tutta gente povera!
Molti malati non vengono all’ospedale perché non hanno soldi per pagare le cure e non hanno mezzi per farsi un’assicurazione sanitaria. Noi li aiutiamo pagando per loro una piccola assicurazione, così che per un anno possano accedere gratuitamente alle cure.
Aiutiamo anche le suore indiane che gestiscono l’Huruma Center (Centro della Misericordia), una struttura simile al Cottolengo, che accoglie e si prende cura delle persone diversamente abili. Nella tradizione dei Samburu e dei Turkana, quando un bambino nasceva con gravi disabilità veniva abbandonato nella savana e quindi divorato dagli animali. Col tempo le cose sono migliorate: oggi questi bambini vengono affidati alle suore, che li accolgono e li seguono fino ai 18-20 anni. Tuttavia poi spesso nessuno viene a prenderli, perché a volte i genitori sono morti, e così rimangono ospiti a tempo indeterminato: attualmente sono una quarantina. Questo centro è davvero una grande opera di carità. Nei giorni scorsi la loro lavatrice non funzionava più e così ne abbiamo regalata una molto grande. Ripareremo anche la pompa del loro pozzo, che si è rotta.
All’ospedale sta arrivando qualche medico stabile, tra cui un chirurgo che ha lavorato con me a Makiungu e che ora è in pensione. Inoltre ci sono alcuni medici che vengono dall’Italia per offrire un po’ di collaborazione.
Il Wamba Hospital è un ospedale con molti problemi e, tra qualche mese, faremo il punto della situazione per capire fin dove potremo arrivare con la ristrutturazione.
Vi sono molto grato per la vicinanza, per il ricordo e per l’aiuto che vorrete dare ai bisogni più urgenti dell’Ospedale di Wamba.
padre Alessandro Nava
